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Le mani del professore

E’ identificato in genere, come professore, chi conosce una determinata disciplina, la insegna ed è comunque persona istruita. Un maestro riesce a trasformare i suoi allievi dal punto di vista dell’apprendimento, del comportamento e di ciò che riguarda la loro personalità. Gli insegnanti possono arricchire le menti dei discenti, la plasmano e la indirizzano verso il bene e verso i buoni sentimenti, hanno il dovere d’insegnare loro anzitutto l’onestà, la lealtà, la dignità individuale e la buona educazione in senso lato.
Dopo questo panegirico sul mestiere d’insegnante, voglio ricordare un’esperienza incredibile vissuta molti anni fa: andavo ogni mattina in un paese della provincia per insegnare materie letterarie nella scuola media locale. Avevo un collega che insegnava educazione musicale e, credo, di avergli visto compiere un vero e proprio miracolo. Suonava benissimo il pianoforte e lo suonava mentre dirigeva i ragazzi del coro della scuola.
All’inizio di ogni anno, ascoltava a uno a uno gli alunni mentre intonavano una semplice musichetta e si rendeva subito conto di coloro che erano naturalmente intonati e di coloro che invece non lo erano. Purtroppo gli stonati erano estromessi dal coro. Naturalmente costoro si rassegnavano e se ne facevano una ragione perché capivano di non saper cantare, ma se poi studiavano la materia, il professore ugualmente li gratificava con bei voti.
Un anno, un alunno non si rassegnò di non poter cantare con gli altri, piangeva, si lamentava e diceva che voleva cantare ad ogni costo. Il professore si adirava e gli diceva che era stonato come una campana, dunque non doveva sperare di poter cantare insieme con gli altri. Il ragazzino allora non smetteva di frignare, di disperarsi, di implorare il professore che gli permettesse di partecipare al coro.
Il preside era intervenuto e aveva dato ragione all’insegnante, perché quando il ragazzo aveva cantato, pareva un asino che ragliasse.
Il ragazzo si chiamava Giorgio, aveva undici anni ma quando piangeva, ne dimostrava cinque. Il professore alla fine si commosse per tanta tenacia e tanto amore per il canto!
Senti Giorgio- gli disse un giorno – facciamo così- vieni a casa mia di pomeriggio e vediamo se riesco a farti cantare meglio
Al ragazzo sembrò di toccare il cielo con un dito!
Certo che vengo, grazie, professore, grazie.Infatti, quel pomeriggio fu puntualmente da lui.
Il professore era del luogo, non era sposato e abitava da solo. Era convinto che una vita sia ben spesa quando si compie la propria missione su questa terra, cioè quando ci conformiamo alla volontà di Dio per compiere il suo disegno. Diceva che chi ha delle buone doti deve impegnarsi a compiere il bene altrui.
Appena Giorgio arrivò a casa sua, egli si pose al piano e cercò di farlo cantare al meglio, ma il ragazzino non aveva voce e quel poco che aveva era sgraziata, non seguiva le note, era stridula, insomma un vero disastro.
Giorgio figlio mio, apri bene la bocca quando emetti il fiato - diceva il professore. - Do- re- mi- fa- so- la- si- do, ripeti come ho fatto io. -E Giorgio ripeteva sino all’inverosimile!
I risultati erano scarsissimi. Il ragazzo, infatti, ripeteva la scala musicale ma sbagliava ogni nota, la emetteva in modo stridulo.
Un pomeriggio di fine anno scolastico, dopo che per l’ennesima volta aveva provato a fargli intonare una musichetta e dopo che regolarmente Giorgio l’aveva stonata, il professore sembrò assalito da un’insana volontà, difatti si scagliò con le mani sulla gola di Giorgio, urlando:- Canta bene accidenti! Canta in maniera intonata! Smettila di emettere lamenti.
Le sue mani stringevano la gola e il ragazzo aveva gli occhi fuori delle orbite. A questo punto, lo lasciò e lo abbracciò. Niente Giorgio, non è niente, scusami, ho perso la pazienza
Dai, riprendiamo a cantare. -
Quando ricominciò a suonare, fu accompagnato da una voce celestiale, intonatissima, dolce e armoniosa.
Il professore rimase basito e credette che avesse cantato qualcun altro, infatti, si guardò in giro, ma non c’era nessuno. Aveva cantato Giorgio! Cominciò a suonare di nuovo e lui lo seguiva con un’armonia ammirevole nella voce.
-Bravissimo! Giorgio cosa è successo? Stai cantando benissimo!
-Non lo so professore. Da quando mi ha stretto la gola, ho sentito come un cambiamento interno e ora riesco a cantare come dice lei.
- E’ incredibile! Giorgio ti rendi conto che è impossibile una cosa del genere! Si direbbe che ho compiuto un miracolo, ma io non sono un santo.
Da quel giorno, il ragazzo partecipò al coro della scuola e quando lo sentirono cantare, tutti si meravigliarono e si congratularono con il professore, il quale non riuscendo a capire e a spiegarsi cosa fosse avvenuto nella gola di Giorgio e cosa avesse provocato quel cambiamento, chiese il consulto di un medico specialista in laringoiatria.
Naturalmente il giorno successivo volle accertarsi se il cambiamento perdurasse o fosse stato solo casuale. Fece ancora cantare Giorgio, il quale si produsse in armonie magnifiche e perfette.
Il padre di Giorgio fu d’accordo nel farlo visitare da un laringoiatria e prese appuntamento da uno specialista di quel settore. Ora caso volle che il medico in questione fosse padre di un compagno di Giorgio e si era già trovato ad ascoltarlo cantare. Sapeva che il ragazzo aveva una voce stentata e stonata. Quando il padre di Giorgio gli narrò dello sbalorditivo cambiamento, si mise a ridere: - Caro signore, ah ah ah ah, cosa va dicendo, queste cose non possono accadere, sarà stata tutta una falsa impressione! Ah ah ah ah.
Impressione un corno! Giorgio adesso sa cantare molto bene.
Ma che dice! Non è possibile! Il professore si sarà sbagliato senza volerlo.
Ah sì! Allora lo facciamo venire, così potrà testimoniare.Il professore arrivò armato di chitarra. Salutò il medico e affermò che quanto il padre di Giorgio diceva era assolutamente vero. Dopo di che, si mise a suonare le note di “Azzurro” e invitò Giorgio a cantare. Il ragazzo cantò in maniera perfetta, intonatissimo, modulando le note accuratamente e con voce dolce e armoniosa.
Il medico ascoltava a bocca aperta e non credeva alle proprie orecchie. Scuoteva la testa e cominciò a dire: - Non è lo stesso ragazzo! No, no, Giorgio non sa cantare, chi è questo ragazzo?
Come chi è? – fece il padre - E’ Giorgio, mio figlio! Chi vuole che sia!-
Ma come è potuto accadere? Professore che gli ha fatto?-esclamò lo specialista.
Io gli ho solo insegnato a cantare! Anzi no. Un’altra cosa è successa. – E cominciò a raccontare la scena della sua ira e delle sue mani sulla gola di Giorgio.
Il medico restò basito e incredulo. Si alzò e passeggiando cercò di riflettere e spiegare che certi casi possono verificarsi in soggetti di età preadolescenziale, cioè quando gli organi vitali non sono ancora ben sviluppati. Parlava ma non credeva lui stesso a ciò che stava dicendo: - Le mani del professore attorno alla gola hanno potuto provocare una trasformazione delle corde vocali. Il ragazzo era desideroso e proteso verso questo cambiamento. Dunque si è verificato. Mah! La faccenda ha del paranormale. Credetemi non si è mai verificato un caso del genere. Oppure bisogna credere, professore, che lei compia miracoli!
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